Predicare bene e razzolare male, ossia: mi sono incartata col periodo ipotetico tedesco.

Perfezionismo in una lingua straniera

Oggi voglio raccontarvi come il perfezionismo distrugga influenzi negativamente i nostri dialoghi in una lingua straniera che non padroneggiamo ancora…

Rispetto per quei croati che hanno conversato con me in un italiano pressoché perfetto

Di recente sono stata in Croazia per le ferie. Non era la prima volta, perciò conoscevo già le parole di base. Essendo andata però in Istria non ho dovuto sforzarmi più di tanto, visto che chiunque spiccica almeno l’essenziale di italiano. 

Lì mi è stato chiaro che riesci a capire chi ti sta davanti anche se non parla la tua lingua alla perfezione. Anzi, lo ammiri profondamente malgrado gli errori perché comunque ci prova e si sforza. E perché, parliamoci chiaro, io saprei fare lo stesso in croato?

Al contempo ti si accende la lampadina. Davanti a te hai la prova vivente che non è necessario conoscere tutte le parole, saper applicare ogni regola grammaticale per parlare tra stranieri. Fa semmai la differenza essere veloci e reattivi nel rispondere. Meglio, quindi, scegliere la versione più semplice e diretta di quello stesso concetto con cui ci stiamo incartando nel tentativo di tradurlo.

D’altra parte, non sono io la prima a proclamare questa verità a chi vuole imparare l’inglese? Eppure ci sono cascata in pieno, nella trappola del perfezionismo.

Chi di perfezionismo ferisce…

Quando un croato ha infatti deciso di rivolgerci parola solo in tedesco ho cominciato a sudare freddo. Ad un certo punto il periodino ipotetico tanto bello che avevo in mente in italiano, in tedesco si è tramutato in un labirinto & vicolo cieco insieme. Così, mentre io cercavo di venirne a capo, il losco personaggio davanti a me aveva smesso di considerarmi da un pezzo.

La morale quindi è: OK alla correttezza con i nostri insegnanti di lingua, ma non sogniamoci di sfoggiare costruzioni e strutture in una lingua che non conosciamo benissimo. Soprattutto se incastrati in dialoghi estemporanei.

Auf wiedersehen, baby!

Al posto del mio barocco WäreWurdeEccEcc, a quel croato-parlante-tedesco avrei dovuto rifilare un semplice: “Was!?” NE, nicht gut für uns!” con una faccia da “Ma te sei tutto scemo”.

Allora mi avrebbe capito molto, molto meglio, e la dotta conversazione sarebbe finita assai prima.

 

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